
Ci risiamo. A soli quattro anni dal "salvataggio" (tra mille virgolette) favorito da Silvio Berlusconi ad opera di Cai - i famosi capitani coraggiosi, i patrioti - che impedirono ad Alitalia di cadere nelle mani del nemico francese, siamo di nuovo al punto di partenza.
Il quadro che oggi Repubblica a pagina 16 disegna della compagnia aerea e a tinte fosche.
I conti, - si legge nel pezzo a firmaa Ettore Livini - malgrado il lavoro della cordata dei patrioti, non quadrano ancora: la compagnia perde 630mila euro al giorno, i 735 milioni di rosso accumulati nei quattro anni di gestione privata hanno bruciato quasi tutto il capitale, la liquidita in cassa si e assottigliata a 300 milioni.
Numeri da far rabbrividire.
Inoltre, sta per scattare il libera tutti:
«Il redde rationem comunque e vicino. Il prossimo 12 gennaio scattera la campanella del "liberi tutti". Gli azionisti, scaduto il vincolo del lock-up, potranno vendere le loro partecipazioni. E nell'arco di pochissimi mesi si decidera per l'ennesima volta il futuro dell'aerolinea tricolore, sospesa tra la tentazione di una rinazionalizzazione strisciante».
Ecco, sembra proprio che sia pronta la prima patata bollente per il nuovo governo. La stessa di cinque anni fa. Benvenuti in Italia.
La telenovela Alitalia a quattro anni dal salvataggio targato Silvio Berlusconi e puntellato da 3 miliardi di soldi pubblici - torna al punto di partenza. I conti, malgrado il lavoro della cordata dei patrioti, non quadrano ancora: la compagnia perde 630mila euro al giorno, i 735 milioni di rosso accumulati nei quattro anni di gestione privata hanno bruciato quasi tutto il capitale, la liquidita in cassa si e assottigliata a 300 milioni. E i soci - divisi tra di loro e a corto di quattrini - si preparano a giocare il jolly della finanza creativa (lo spin-off con maxi-rivalutazione delle Mille Miglia) per evitare di dover metter mano al portafoglio e ricapitalizzare l'azienda. Il redde rationem comunque e vicino. Il prossimo 12 gennaio scattera la campanella del "liberi tutti". Gli azionisti, scaduto il vincolo del lock-up, potranno vendere le loro partecipazioni. E nell'arco di pochissimi mesi si decidera per l'ennesima volta il futuro dell'aerolinea tricolore, sospesa tra la tentazione di una rinazionalizzazione strisciante (la politica, in allarme, ha gia iniziato a muovere le sue pedine) e una cessione a prezzi d'affezione a quella stessa Air France che nel 2008 aveva messo sul piatto 2,4 miliardi per farsi carico della societa. Senza lasciare, piccolo particolare, un euro di spesa a carico dei contribuenti tricolori.
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